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<<… Pochi individui risentono quel piacere inesprimibile che le
altrui miserie inspirano.
Pochi sanno amare l’uomo, diventato rispettabile per le sue
disavventure.
Si crede per contrario fanatismo, e stravaganza il godere nella
contemplazione delle disgrazie,
de’ torti, del disprezzo che l’opulenza, l’oppressione, l’avarizia
fanno risentire alla Classe delle buone,
oneste ed innocenti creature.
Soccorrere la languente umanità, sollevarla nelle sue miserie,
e diventare l’immediato istromento dell’altrui felicità,
è stato sempre per me il massimo di tutt’i piaceri.
L’esercizio della carità, gli effetti de’ pronti soccorsi contro la
fame, la nudità,
il freddo, e le atroci e distruttrici malattie,
formano la gioia dell’uomo veramente nato per giovare alla Società…
>>.
(D. Cirillo, Prefazione a Id., Discorsi accademici, L’anno 1799,
p. 4).
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