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CHI SI PREOCCUPA DELLA NOSTRA STORIA?
 
 

Chi si trovasse ad affacciarsi al cancello contraddistinto dal n. 1 a via S. Domenico, pur disturbato dal traffico delle auto o dalla vista di cemento armato superfluo, potrebbe comunque fare idealmente un salto nel tempo e cogliere un esempio di come erano gli antichi palazzi grumesi, ad un solo piano con un cortile, che in questo caso è lastricato di basoli, sul quale si aprivano gli antichi locali adibiti a magazzino, palmento, cellaro ..

Il palazzo che corrisponde al n. 1 di via S. Domenico è sicuramente uno dei pochi ultimi edifici che possono considerarsi storici di Grumo Nevano, specie perché in un passato neppure molto lontano molti palazzi storici di questo paese sono stati abbattuti per far posto ad enormi palazzoni moderni a più piani, altrettanti pugni negli occhi del centro storico grumese: l’orribile palazzo Chiacchio in via Roma (quello dei portici); il palazzo Pedata ancora a via Roma; il Parco Sara a piazza Romano, che ha preso il posto di quello che era chiamato il “Palazzo di Nevano” già appartenuto alla famiglia Capecelatro e poi sede nel ‘700 del Tribunale di Campagna; il palazzo Pacilio tra via S. Domenico e Corso Cirillo che ha preso il posto del magnifico palazzo Daniele, già Pacilio, anticamente posseduto dalla nobile famiglia Sersale; il complesso DI.ME. a via S. Domenico che ha preso il posto di due antichi palazzi tra cui quello conosciuto come “Monastero vecchio”; l’enorme palazzo alla via Santolo Cirillo che ha preso il posto del vecchio palazzo del “Ritiro” di Nevano.

Purtroppo nonostante tale sua caratteristica il palazzo di via S. Domenico 1 sta per conoscere un intervento pubblico che, al fine di allargare la strada per consentire il parcheggio alle auto, comporterà l’abbattimento e l’arretramento del suo muro di cinta, abbattimento che coinvolgerà un piccolo vano collegato all’antica cappella di S. Domenico, di cui costituiva l’antica sacrestia. Sinceramente tale scelta appare assolutamente incomprensibile: il Comune che da un lato promuove la salvaguardia degli edifici del centro storico, tanto da proporre piani di recupero ai privati, d’altro canto si incarica di sfregiare uno degli ultimi esempi davvero storici di abitazioni grumesi. E quasi come una Nemesi c’è da rimarcare che quando nel 1777 fu iniziata la costruzione della sacrestia della cappella di S. Domenico, gli eletti (amministratori) del Casale di Grumo, Pietro Antonio Ruggiero e Tammaro D’Errico, con l’intervento dei soldati del Tribunale di Campagna, fecero abbattere il poco muro già costruito e solo a seguito di una causa intentata dal nobile Ascanio Sersale, proprietario della cappella, l’Università (il Comune) di Grumo acconsentì a far costruire la sacrestia. Oggi ancora il Comune si occuperà dell’abbattimento di tale storico rudere.

Per guadagnare pochi posti di parcheggio l’attuale amministrazione comunale non si fa problema di distruggere le ultime vestigia storiche di questo paese.     

                                                                                                               BRUNO D’ERRICO