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La nostra storia: la Cappella di S. Domenico
 
 

La cappella di San Domenico era, anticamente, di proprietà e patronato della famiglia Sersale, una antica famiglia nobile napoletana appartenente al Sedile di Nido. La presenza dei Sersale a Grumo è documentata dalla seconda metà del Cinquecento. Risultano, per esempio, battezzati a Grumo Fabrizio Sersale (7 aprile 1569) e Giulio Cesare Sersale (9 giugno 1570), entrambi figli di Ascanio Sersale e di Giulia Griffi. Case e terreni di proprietà dei Sersale erano certamente già a quell'epoca situati presso l'incrocio tra le attuali vie San Domenico e corso Cirillo, strada quest'ultima che conduce a Casandrino. Infatti, da un atto notarile del 25 settembre 1572, concernente la donazione, da parte di un certo Salerno Regnate al proprio figlio Sabatino, di un "locum magnum in pluribus membris consistentibus", ossia di una casa di abitazione di più vani, le proprietà del Regnante, situate "ubi dicitur alo vico seu la strada che corre ad Casandrina", risultavano confinare con i beni del "magnifico" signor Ascanio Sersale di Napoli, con i beni del "magnifico" signor Ettore (Capece) Latro di Napoli, di fronte al boschetto, e con i beni di Giacomo Pezone. Il trivio formato dalla via San Domenico e corso Cirillo risulta, nell'antica toponomastica grumese, denominato "platea Cossandrene", ossia strada (che porta a) Casandrino e con questo riferimento ritroviamo individuato il luogo in cui si trovava la casa d'abitazione dei Sersale così nell'atto di morte di Giulia Sersale (28 settembre 1634) come in quello di Berardino Sersale (23 agosto 1643) ("ultimo loco moram trahens in edibus propriis in platea Cossandrene"). In particolare, in una relazione datata 9 settembre 1777 del "Regio Ingegniere e Tavolario Giuseppe Pollio" è detto, riferendosi a tale luogo, che "..nel trivio che forma la strada pubblica in ogni lato [anticamente] ci eran case della famiglia Sersale (…) che eran tutte palaziate". La cappella di San Domenico, fatta costruire dalla famiglia Sersale probabilmente intorno alla metà del Seicento, è citata nel 1684, quando il 6 agosto di quell'anno Orazio Sersale, che era morto il giorno prima, vi viene sepolto, come risulta dal libro dei defunti della parrocchia di San Tammaro di Grumo Nevano inerente quel periodo. Anche un Ascanio Sersale, morto l'8 luglio 1712, fu sepolto nella "cappella S. Dominici familiae propriae extra Ecclesiam Parochialem". Dai registri parrocchiali di San Tammaro non risultano altre sepolture di defunti nella cappella di San Domenico. Dopo la costruzione della cappella, la strada cominciò ad essere denominata di San Domenico, così come riportato nella relazione dell'ingegnere Pollio: "…nella strada detta di S. Domenico; e prende tale strada il nome suddetto per una pubblica Cappella dirimpetto a detta casa palaziata di suo patronato [della famiglia Sersale]". Nel 1724 della eredità di Ascanio Sersale (verosimilmente lo stesso morto a Grumo l'8 luglio 1712) erano rimasti tra gli altri beni stabili "due comprensori di case siti, e posti nel detto Casale di Grumo (…) cioè uno palazzo, consistente in più, e diversi membri (…) e giardino di più moggia, anche murato, e l'altro consistente al fronte della strada in uno vano a modo d'entrado, appresso un cortile scoverto, a destra pozzo, e lavatoro, a sinistra detto cortile porta tonna con sei bassi uno appresso l'altro, giusta li beni del Signor D. Giovanni Capecelatro, li beni di Giuseppe Regnante, li beni di Francesco Gervasio (…)
e più accosto la Cappella di S.Domenico incontro detta casa un poco di vacuo triangolare, giusta li beni di detto Gervasio, e muro di detta Cappella". Trovandosi le dette proprietà "cadenti, in modo che minacciano ruina" gli eredi di Ascanio Sersale decisero di vendere la casa vicina alla cappella in modo da poter provvedere con il ricavato alle riparazioni occorrenti alla "casa palaziata". Il 27 giugno 1724, Cesare Gervasio, con il consenso di suo padre Francesco acquistò la suddetta casa per il prezzo di 350 ducati.