Raffaele Abbate  
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   Testi e immagini da : www.marotta.upg.it                      
   
         

BIOGRAFIA
scritta di sua propria mano da Raffaele Abbate

EX DIRIGENTE ALL’INPS SCRITTORE A TEMPO PERSO BLOGGER E ASSESSORE ALLA MONNEZZA
L’autore (noto sul Web con i nick name Principe Pazzo o Principe Rosso) nasce nella prima metà del secolo scorso (era appena finita la seconda guerra mondiale e quindi prima infanzia sotto alimentato) in una piangente cittadina di provincia (provate a passare l'infanzia a Benevento negli anni ‘50 e vedete se riuscite a definirla ridente). Riceve una educazione libera (non giocare a pallone che sudi, non ti toccare che diventi cieco, non guardare quelle signore sul ciglio della strada che prendi le malattie) e compie brillantemente gli studi superiori in Liceo Classico della provincia di Napoli al cui confronto l'orfanotrofio di Davide Copperfield è un asilo Montessori. Frequenta l'università di Napoli a metà degli anni ‘60 e viene vagamente sfiorato dal ‘68 (qualche corteo non autorizzato, qualche occupazione, qualche scontro a parole). Si laurea e benché voglia dedicarsi ad altro entra nella pubblica amministrazione (come tutti i laureati meridionali). Malgrado “la capa fresca” ha fatto come si dice una brillante carriera all’INPS dove ignoravano ovviamente quest'aspetto della sua personalità (navigatore di internet, inguaribile chattarolo, blogger grafomane incallito).


"I Fetenti"
Raffaele Abbate,confessa di essere dimagrito venti chili,
questo ha segnato una svolta nella sua vita tanto da trasformarlo in scrittore.
Ne viene fuori questo libro che inaugura i "Nerodavorio" della Collana Fuori e annuncia
quella che in parte sarà la filosofia che la percorrerà.
Un dirigente d'azienda irpino napoletano sa che non può fidarsi di nessuno, e da ciò nasce un'attenzione ai personaggi e ai luoghi che hanno attraversato la sua vita.
In una muta conversazione con sé stesso Don Raffe', figlio della filosofia partenopea, si riaggancia magicamente a Giuseppe Marotta, per quei pezzi di colore, quel brio, irresistibile e straordinario
con il quale riesce ad intrattenere il lettore.
C'è una strana nostalgia del passato, una vera napoletanità, in quel certo modo di narrare nel dettaglio, e allo stesso tempo un'indignazione che rasenta il sarcasmo. Una vera e propria insofferenza verso una certa "morale" che vuole gli esseri umani tutto, tranne che malfattori.