Basilica di San Tammaro Vescovo
 

Il primo documento che segnala a Grumo la presenza di una chiesa dedicata a San Tammaro risale all’anno 1132. Secondo il Rasulo[1] quella chiesa aveva «per porta d’entrata l’attuale "porta piccola" della parrocchia, la quale testimonia la sua antichità dai marmi che fiancheggiano i suoi stipiti». Sempre secondo Rasulo la costruzione dell’attuale chiesa sarebbe stata decisa sul finire del XVII secolo «non essendo l’antica chiesa più adatta alla cresciuta popolazione e perché anche invecchiata e cadente [i grumesi] stabilirono d’innalzare, a proprie spese e col concorso dell’Università[2] locale una chiesa più vasta e più elegante. L’area fu ceduta dalla famiglia Cirillo e, senza por tempo in mezzo, i cittadini tutti si accinsero alla grandiosa impresa (...) chi fosse l’architetto, chi i principali artefici della bella chiesa, non è facile rintracciare. Cominciata a costruire sulla fine del seicento, il grandioso edificio fu terminato il 1703
Ma ci vollero ancora trentaquattro anni per condurre a termine i lavori di stucco interni (continuati forse intermittenti) e solo nel 1737 la bella basilica potette essere consacrata e aperta al culto».
(fonte: Bruno D'Errico)

[1] EMILIO RASULO, Storia di Grumo Nevano e dei suoi uomini illustri, Napoli 1928.

[2] Fino all’inizio dell’800 con tale termine si indicava il Comune come entità amministrativa.


S
otto la chiesa , come si usava fin dal secolo XIII , i grumesi si costruirono anche la loro sepoltura. I cadaveri dei laici erano tumulati nella cripta corrispondente alla navata e alla crociera;quelli dei sacerdoti sotto la sacrestia .

Sulla  sepoltura dei laici c'era un'epigrafe in marmo dettata da Niccolò Capasso
e diceva così :
PATRIA QUALE VIVIS PARTES NON PRAEBUIT PARES
QUOD POTUT CIVES HIC FACIT ESSE PARES
COMMUNIS
GRUMENSIUM DOMUS
AETERNA QUIETA
NISI
DATA SINT IPSIS
QUOQUE FATA
SEPULCRIS 

La patria non li fece uguali; la cittadinanza li rende pari (costruendo)
in questa chiesa,la casa del loro eterno riposo,a meno che il destino non riservi ad essi altra sepoltura.


(brano tratto da: Storia di Grumo Nevano e dei suoi uomini illustri di Emilio Rasulo)



Così dopo aver letto questa parte del libro, ho deciso di ritornare la dove c'ero stato più di 10 anni fa.
Ricordavo quel posto silenzioso, carismatico.
All'epoca si usava la pellicola e molti scatti erano dettati solo dall'esperienza dell'esposimetro.

Adesso tutto è più facile , basta avere una buona macchina digitale.
Faceva molto caldo, ma credo di essere riuscito a catturare quell'emozione.

Nell'uscire dalla basilica ho incontrato una persona straordinaria, un'anziano che ha iniziato a raccontarmi alcune cose interessanti.
Cosi ho deciso di estrarre il cavalletto dal fodero per poter fotografare alcuni importanti documenti della nostra storia.

Quei minuti passati in quella enorme chiesa, il silenzio, ho capito che basta poco per allontanarsi dal frastuono del vivere quotidiano.
 (adp)
                                 
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